Chi sono

Graziano Ferrini al lavoroLa cosa migliore della “Butega ad Grazien”? Le tagliatelle con il ragù fatte in casa dalla sua nonna… Sì, ma non pensate di andarci e trovarvele belle pronte in tavola, è solo un modo per dire che lì le cose sono genuine e ogni cosa in quella Butega ha una storia da raccontare…
Storie che magari stanno nascoste sotto la polvere e l’incuria di anni, storie dimenticate in fienili o cantine, storie di cui si sono persi pezzi e che qualcuno pensa poi di vendere per farci su dei quattrini… Graziano invece queste storie ama raccoglierle per poi togliere la polvere, eliminare la ruggine e scriverne di nuove…

E’ così con ogni motore… (da queste parti le moto le chiamano così). Ogni motore ha qualcosa per cui valga la pena e una storia da riscoprire… Un esempio? Fatevi raccontare di quella volta in cui in motorino ha inseguito l’ape dello straccivendolo per recuperare una vecchia Guzzi che andava dritta dallo sfasciacarrozze: lo ha convinto a scaricarla in mezzo alla strada, l’ha nascosta in un cespuglio e poi è tornato a prenderla con l’auto e nel bagagliaio quasi non c’entrava…

Storie così, come quella della sua prima macchina nuova, una Ford Sierra comprata in contanti e pagata 18milioni e cinquecentomilalire per poi vedersela distruggere percorsi nemmeno 70 metri fuori dal concessionario… Quell’auto, ormai da buttare, la cambiò con una Ford Scorpio. L’avranno avuta in 3 quella macchina: quando partivi ti superavano pure i vecchietti con la bici da donna e la borsa della spesa, ma Grazien riuscì a trovare della poesia pure in quel carciofo con le ruote, il top – racconta – era il sedile posteriore e non lo usava solo per starci seduto… Inteso?

La Scorpio era molti anni prima della Butega… Graziano trafficava già con i motori e la sua officina, 4 metri per 5, non di più; era piccina, ma ordinata e non mancava nulla. Restaurava moto d’epoca dagli anni ’20 fino ai ’50. Era un hobbista – si chiamano così quelli che non lo fanno per mestiere – ma il suo era un gioco che sognava un giorno di trasformare in un mestiere.

Ora tra queste 4 mura il sogno si sta realizzando: metà museo, metà officina, in alto le cassette della frutta attaccate come una libreria (perché non si butta via niente…) e sui ripiani la gallina con scritto “silenzio si cova”, pezzi sparsi qua e là, roba vecchia, cianfrusaglie, gli attrezzi tutti perfettamente allineati e sui banchi anche qualche moto degli anni ’70… Roba un po’ più moderna per i suoi standard.

Ricordo quella volta che mi ha acceso l’Honda 6 cilindri: ha faticato un po’ a partire, poi è iniziata la musica e sembrava un jet, poesia vera! Se gli domandi: “Grazien, restaurare una Ducati Elite?” Lui ti risponde: “E’ come fare un’operazione a cuore aperto…”. Questo si chiama fare le cose e metterci passione… Così Il Grazien te lo trovi a girare per le Mostre-scambio con in mano una coppia di ammortizzatori appena acquistati, gli occhi che brillano e non serve che chiedi… Sai già che sono quelli di un’Elite, ma come ha fatto a trovarli?!?

Funziona così: occhio attento che ha imparato a scrutare cosa si nasconde sotto la ruggine, vedere oltre la polvere degli anni…Poi al lavoro in Butega dove quei vecchi oggetti a motore tornano lentamente alla vita come spiega il suo slogan: “Dalla sabbiatura al filetto…”.

In un angolo dell’officina c’è una vecchia radio di legno, di quelle che stanno appoggiate a terra con il mobiletto. Apri lo sportello e si accende la luce del giradischi, pigi il bottone e quando le valvole si scaldano iniziano ad uscire le note. La musica di un monocilindrico aste e bilancieri e quella di una vecchia radio a cassettone spesso si somigliano perché vengono da epoche lontane, dimenticate…

Basta saper aspettare, ci vuole il suo tempo, com’è ne è servito all’hobbista per diventare restauratore, come ne serve per portare a termine un restauro difficile… Come per La Butega: un sogno diventato realtà.

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